La NASA trivellerà sul vulcano di Yellowstone per salvare il pianeta

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Pic: Wikimedia Jim Peaco

Il Parco Nazionale di Yellowstone e il famoso supervulcano situato sotto di esso sono stati parecchio al centro dell’attenzione recentemente: diversi terremoti hanno colpito l’area, e le analisi hanno rivelato che la geografia del luogo sta cambiando forma continuamente.

La situazione non è così grave, tuttavia: secondo gli studi condotti, la probabilità di un’eruzione quest’anno è circa 1 su 730.000, estremamente bassa.

Esiste però una buona probabilità che la caldera del vulcano possa un giorno dare origine ad una super-eruzione (l’ultima si è verificata 630.000 anni fa), che devasterebbe gli USA, distruggerebbe buona parte dell’agricoltura mondiale, e innescherebbe un collasso economico in grado di uccidere centinaia di migliaia o addirittura milioni di persone, principalmente a causa della denutrizione.

Un fenomeno del genere è reso possibile dall’incredibile massa di magma e cenere emessa in queste eruzioni esplosive: il vulcano di Yellowstone nell’ultima super-eruzione eruttò 1000 km3 di materiale; le ceneri emesse dai supervulcani, in particolare, sono in grado di rimanere nell’atmosfera oscurando il sole per moltissimo tempo, dando origine a piccole ere glaciali.

Per questo motivo un team della NASA ha un piano estremamente audace per prevenire il disastro: trivellare il terreno, raggiungere la camera che ospita il magma liquido incandescente e raffreddarlo.

Un precedente studio del JPL (Jet Propulsion Laboratory, parte della NASA) stabilì che la minaccia di una super-eruzione è tangibile, ma assolutamente impossibile da prevenire con esattezza. Un giorno probabilmente i metodi di previsione miglioreranno, ma quel che possiamo fare ora è soltanto aspettare e prepararci al peggio.

Il nuovo studio si propone invece di prendere il toro per le corna, cercando di agire per risolvere il problema: sarebbe possibile trivellare il supervulcano, e raffreddare il magma del 35% pompando grandi quantità di acqua sotto pressione.

La trivellazione non raggiungerebbe effettivamente l’interno della camera magmatica, bensì si fermerebbe a breve distanza da essa, a 10 km di profondità (perforare la camera potrebbe in realtà causare un’eruzione). In questa zona avviene già il riscaldamento di acqua da parte del magma, che si avvia verso la superficie sotto forma di vapore e fluidi termali.

Quest’acqua assorbe tuttora circa il 60% dell’energia termica del magma, e la NASA aggiungerebbe semplicemente altra acqua per incrementare questo processo di raffreddamento.

Quanto costerebbe? 

Se questo programma venisse approvato, costerebbe la bellezza di 3.5 miliardi di dollari. Assai costoso, ma se il risultato fosse quello di salvare il pianeta, ne varrebbe di certo la pena. Si tratterebbe inoltre soltanto dello 0.6 del budget annuo dell’esercito USA.

Energia geotermica 

L’acqua convertita in vapore potrebbe fornire energia elettrica, come già avviene in Islanda grazie a turbine e centrali geotermiche.

L’intero progetto, tuttavia, ha una nota malinconica: raffreddare la camera magmatica così tanto da impedire definitivamente un’eruzione richiederebbe migliaia di anni, e quindi il team che comincia la missione non saprà mai se ha avuto effettivamente successo.