Perché è così difficile guardare negli occhi le persone durante una conversazione? 

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Pic: Dboybaker/flickr

 

Un nuovo studio suggerisce che esistono buone ragioni scientifiche sul perché alcuni di noi hanno difficoltà a guardare le persone negli occhi durante una conversazione.

La motivazione, sostanzialmente, è che il nostro cervello non è in grado di gestire contemporaneamente le due attività, e cioè pensare alle parole giuste da pronunciare e concentrarsi su un volto.

Il fenomeno diventa più degno di nota quando qualcuno prova ad utilizzare parole meno familiari, che a quanto pare consuma le stesse risorse mentali del contatto visivo.

Ricercatori dell’università di Kyoto (Giappone) hanno condotto un test che ha coinvolto 26 volontari, che hanno dovuto concentrarsi su giochi che richiedevano l’associazione di parole, mentre fissavano facce generate al computer.

Mentre guardavano i volti negli occhi, i partecipanti hanno avuto maggiori difficoltà a stabilire le connessioni tra le parole.

“Nonostante il contatto visivo e il processo verbale sembrino indipendenti, le persone frequentemente spostano i loro occhi dall’interlocutore durante la conversazione. “ scrivono i ricercatori.

“Questo suggerisce che esiste un’interferenza tra i due processi.”

Quindi, nonostante reggere un contatto visivo durante una conversazione sia possibile, i dati suggeriscono che entrambe le attività attingono dalla stessa riserva di risorse mentali.

Lo studio non è il primo che indica la difficoltà del contatto visivo: lo psicologo italiano Giovanni Caputo dimostrò che fissare negli occhi qualcuno per soli 10 minuti può addirittura indurre uno stato di coscienza alterato, con allucinazioni che comprendevano l’apparizione di mostri, persone care, o la faccia del paziente.

Alla base del fenomeno sembra esserci un processo denominato “adattamento neurale”, durante il quale il nostro cervello altera la sua risposta ad uno stimolo che non cambia (per esempio quando posiamo una mano sul tavolo, all’inizio percepiamo il tavolo, ma lo stimolo si riduce con il passare del tempo).

I risultati sono pubblicati sulla rivista Cognition.