Medici riparano il danno cerebrale di una bambina affogata in piscina

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Un team di ricerca USA ha recentemente riportato un caso unico di riparazione di danno cerebrale, dopo aver curato una bimba affogata e rianimata grazie ad una combinazione unica di terapie ossigenanti.

Il cuore della bimba non è stato in grado di battere autonomamente per ben 2 ore dopo l’incidente, e l’analisi del suo cervello ha individuato gravi danni con perdita ingente di materia grigia e bianca; la bambina non era più in grado di parlare e camminare, e sembrava non rispondere più agli stimoli esterni.

Incredibilmente, grazie ad una terapia a base di trattamenti ossigenanti (es. terapia ad ossigeno iperbarico) condotta da un team dell’Università del North Dakota, i medici sono stati in grado di invertire il danno cerebrale nella bambina.

L’incidente risale a Febbraio, quando la bambina riuscì a raggiungere la piscina di casa mentre la madre stava facendo una doccia; la piccola Eden rimase sott’acqua 15 minuti prima di essere scoperta ed aveva sofferto un attacco cardiaco.

Nonostante la madre cominciò immediatamente massaggio cardiaco e respirazione bocca a bocca, l’insperata rianimazione di Eden avvenne soltanto dopo 2 ore di al Washington Medical Center di Fayetteville (Arkansas).

Dimissione dall’ospedale

La bimba fu dimessa dall’ospedale dopo 48 giorni, tuttavia in condizioni poco confortanti: i medici proposero quindi di iniziare terapie ossigenanti nel tentativo di “risvegliare” il cervello di Eden.

Le terapie iperbariche ad ossigeno funzionano somministrando al paziente ossigeno a pressione maggiore di quella atmosferica, all’interno di una camera stagna (camera iperbolica). In questo modo, il livello di ossigeno sanguigno del paziente aumenta, permettendo addirittura di RIPARARE danni ai tessuti.

Altre terapie sono invece dette normobariche, (a pressione normale come quella sul livello del mare) e consistono semplicemente nell’inalare ossigeno attraverso delle cannule.

La piccola Eden si è sottoposta ad un mix dei due trattamenti per circa 162 giorni, e la risonanza magnetica ha rivelato una riparazione praticamente completa dei danni ai tessuti cerebrali (è un caso davvero unico).

Terapie di questo tipo potrebbero rivoluzionare il campo degli interventi sui pazienti post-annegamento, affermano i ricercatori.