Gli astronomi stanno per inviare un messaggio all’esopianeta più vicino

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Picture: ESO/G. Hudepohl

Un gruppo di scienziati e filosofi ha intenzione di inviare dei messaggi nello spazio, nella speranza che le civiltà aliene possano riceverli e, eventualmente, rispondere. Proxima b, l’ esopianeta potenzialmente abitabile più vicino alla Terra, sembra un ottimo bersaglio per cominciare l’esperimento.

Il gruppo, detto METI (Messaging Extraterrestrial Intelligence), ha iniziato a discutere sul contenuto di questi messaggi, ed ha in programma di iniziare ad inviarli intorno al 2018. Tuttavia, molti altri scienziati restano profondamente contrari all’invio di messaggi, rendendo ardua la decisione su chi dovrebbe essere il portavoce del pianeta Terra.

Nel 1974, il radio telescopio Arecibo inviò un messaggio al cluster di stelle globulare M13; nel 1977, il famoso messaggio Golden Record fu inviato sulla sonda Voyager, nella speranza che qualche alieno potesse riceverlo.

Questi furono, tuttavia, gesti quasi interamente simbolici: le probabilità che gli alieni li notassero erano quasi pari a zero, poiché si trattava di segnali molto corti e inviati verso uno spazio molto limitato. E’ persino più probabile che vengano ricevuti altri segnali non intenzionali, mandati nello spazio nel corso della storia (Carl Sagan citò il famoso discorso di Hitler del 1939, il primo segnale radio abbastanza forte da essere potenzialmente ricevuto dagli alieni).

METI si sta preparando ad un approccio molto più sistematico, utilizzando trasmettitori estremamente potenti capaci di bombardare di segnali un’area ben più vasta.

Non sappiamo con certezza se Proxima b possa ospitare la vita, ma sembrerebbe un ottimo candidato, anche perché con trasmissioni alla velocità della luce ci toccherà comunque aspettare 8 anni tra il fare la domanda e ricevere la risposta (il pianeta si trova a 4 anni luce da noi).

“Il progetto intende testare l’ipotesi che un potente ed intenzionale segnale da parte della Terra possa portare ad una risposta da parte dell’intelligenza extraterrestre, anche se è già al corrente della nostra esistenza grazie a radiazioni elettromagnetiche inviate accidentalmente.”

L’approccio preoccupa alcune persone; in particolare, Stephen Hawking ha messo in guardia rispetto all’idea, e l’editore della rivista Nature Mark Buchanan ha affermato ad Agosto che potrebbe essere pericoloso allertare civiltà aliene, potenzialmente molto più tecnologicamente avanzate di noi.

Il direttore del METI Douglas A. Vakoch ha affermato: “L’eventualità di un’invasione aliena, secondo noi, non è semplicemente plausibile. Qualsiasi civiltà aliena anche poco più avanzata dell’uomo avrebbe già individuato la nostra presenza tramite le emissioni elettromagnetiche accidentali. Se fossimo in pericolo, ormai è troppo tardi.”

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