La gravidanza altera il cervello di una donna almeno per 2 anni dal parto

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Un nuovo studio sul rapporto tra gravidanza e cervello ha suggerito che la gestazione determina effetti a lungo termine sul cervello di una donna; le scansioni a risonanza magnetica hanno mostrato importanti cambiamenti nel volume della materia grigia, che potrebbero aiutare le mamme ad accudirsi del bambino in arrivo.

L’effetto è stato maggiormente visibile nelle donne che diventavano madri per la prima volta, e la riduzione di materia grigia potrebbe indicare un’ottimizzazione da parte del cervello (riconnessione) per far fronte alle necessità del figlio; i cambiamenti durano almeno per 2 anni, suggeriscono i dati.

“I cambiamenti possono riflettere la presenza di un meccanismo di riorganizzazione sinaptica, in cui le sinapsi più deboli sono eliminate per dare spazio a reti neurali più efficienti e specializzate.” ha affermato Elseline Hoekzema, psicologa coinvolta nello studio.

La ricerca ha seguito 25 donne per 5 anni, dimostrando chiaramente una riduzione importante di specifiche aree cerebrali (corteccia mediale frontale e posteriore, corteccia prefrontale e temporale).

Come spiegano i ricercatori, queste aree cerebrali sono tutte coinvolte in meccanismi sociali, quali l’empatia e la capacità di capire le altre persone, apparentemente l’ideale per una madre in attesa.

E’ dannoso perdere questa materia cerebrale?

“Perdita di materia grigia” può suonare inquietante, ma i ricercatori tranquillizzano le potenziali madri affermando che il fenomeno non altera le funzioni cognitive o la memoria del paziente (nonostante un altro studio precedente fosse invece più catastrofista).

“Non vogliamo di certo diffondere il messaggio che la gravidanza faccia uscire di testa” scherza Hoekzema con il New York Times.

“La perdita di materia grigia non è necessariamente una cosa negativa. Può rappresentare un processo di maturazione e specializzazione.”

Da cosa è causato?

I ricercatori ritengono che alla base del fenomeno vi siano soprattutto le fluttuazioni ormonali, molto accentuate nella gravidanza.

La riduzione di volume è notevole, ed era così facilmente identificabile che il team è stato in grado di capire se una donna avesse appena partorito soltanto osservando le scansioni MRI (risonanza magnetica).

L’area ridotta ha mostrato di essere coinvolta nelle funzioni empatiche: quando veniva mostrata alle madri un’immagine del bambino, queste specifiche regioni erano soggette ad un aumento dell’attività.

Addirittura, il tasso di riduzione della materia grigia è stato linkato all’attaccamento emotivo delle madri verso il bambino, e le madri con una riduzione più importante erano anche quelle più apprensive.

Studio affidabile?

Lo studio ha seguito un piccolo numero di individui, e serviranno studi più ampi per confermare i risultati; tuttavia, si tratta di uno studio pionieristico a livello di approccio e strumentazione impiegata.

I risultati sono tra i primi a descrivere i cambiamenti neurologici nella donna nel corso della gravidanza.

Lo studio è consultabile su Nature Neuroscience.