IBM presenta il medico artificiale, ed è più bravo di quelli veri

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IBM sta scommettendo il suo futuro su Watson, l’intelligenza artificiale più avanzata della compagnia; ha già investito miliardi di dollari sul progetto, che dalla sua creazione nel 2014 conta adesso 10.000 impiegati al lavoro per la sua realizzazione.

Watson è talmente incredibile ed intelligente, che ha già dimostrato di essere in grado di aiutare i medici in campi complessi come la diagnosi del cancro.

IBM sta collaborando con Quest Diagnostics, offrendo i suoi servizi agli oncologi. Watson è già stato impiegato dai medici per test preliminari.

“Questo è l’inizio dell’impiego su larga scala di Watson in oncologia” ha affermato John E. Kelly, vice presidente in alcuni dei laboratori di ricerca IBM.

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La tecnologia, affermano ad IBM, ha la potenzialità di rendere disponibili diagnosi precise e personalizzate per milioni di pazienti che soffrono di cancro, che oggi non possono godere delle migliori attenzioni mediche per questioni spesso anche economiche.

E’ stimato che oggi ben 14 milioni di americani convivano ogni giorno con il cancro.

Il mercato dell’intelligenza artificiale, secondo le previsioni, è destinato rapidamente a crescere. E’ inoltre diventata la nuova “arena” della competizione nel campo dei computer, con continue innovazioni e proposte nel campo degli algoritmi software.

Il mercato – dicono gli analisti – crescerà dagli 8 miliardi del 2016 a 47 miliardi nel 2020 (previsioni agenzia IDC).

Il business, affermano gli esperti, è simile alla tecnologia di internet negli anni ’90: un campo destinato ad un incredibile sviluppo settoriale. “L’intelligenza artificiale entrerà in ogni cosa. E’ questo il futuro” afferma Frank Gens, analista di IDC.

Come funziona Watson?

Il punto di forza di Watson è l’abilità di leggere ed interpretare le parole, chiamata “processamento naturale del linguaggio”. Una volta attivato e impostato, Watson è in grado di digerire migliaia di documenti in pochi minuti.

Alla facoltà di Medicina dell’università del North Carolina, Watson ha dovuto ripercorrere 1000 diagnosi di cancro fatte da medici esperti nel campo dell’oncologia; nel 99% dei casi, Watson ha raccomandato lo stesso trattamento degli oncologi.

Nel 30% dei casi, addirittura, Watson ha identificato delle opzioni di trattamento che i medici non avevano considerato. Alcuni trattamenti erano basati su articoli scientifici che i dottori non avevano letto, ed è comprensibile: ogni anno vengono pubblicati più di 160.000 articoli scientifici sul cancro dalla comunità scientifica.

Altri trattamenti identificati da Watson, inoltre, erano riportati in trial clinici pubblicati sul web che agli oncologi erano sfuggiti.

Ma Watson li aveva letti tutti.