Olio di palma: fa davvero male alla salute?

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L’olio di palma, utilizzato in vari prodotti alimentari, è stato recentemente al centro di una bufera mediatica di dimensioni epiche.

L’origine della vicenda risale al 2014, quando è entrato effettivamente in vigore il regolamento UE n. 1169 del 2011; tale regolamento impone alle aziende di specificare la tipologia di olio alimentare utilizzato nei loro prodotti. Prima di questa legge, era sufficiente riportare la dicitura “oli vegetali”, che in effetti non appare molto trasparente ed informativa (sono davvero tanti, gli oli vegetali).

La diffusione dei contenuti su internet riguardo a quest’olio (utilizzato in realtà da decenni), come sempre disordinata e sensazionalista, ha contribuito a creare un’immagine del prodotto confusa e generalmente distante dalla realtà. In parole povere, la disinformazione è stata dilagante.

Cos’è l’olio di palma?

L’olio di palma è un prodotto vegetale ricavato dalla polpa delle palme da olio (Elaeis oleifera).

La caratteristica che lo rende appetibile per l’industria alimentare è la sua somiglianza con il burro: sia l’olio di palma che il burro sono infatti ricchi di grassi saturi, che determinano una consistenza solida a temperatura ambiente (adatta per rendere torte e dolci compatti e cremosi).

L’olio di palma ha avuto una crescente diffusione come sostituto dei grassi trans-insaturi (margarine), che alcuni studi hanno dimostrato essere pericolosi per la salute, in quanto associati ad incremento di disturbi cardiaci coronarici (potenzialmente aumentano il rischio d’infarto).

Studi scientifici sull’olio di palma

Alcuni studi hanno collegato l’olio di palma ad un aumento delle malattie cardiovascolari, per esempio uno studio del 2005 condotto in Costa Rica suggerì che sostituire l’olio di palma con oli insaturi (es. olio d’oliva) per cuocere poteva ridurre l’insorgenza di infarto.

Uno studio del 2011 condotto in 23 stati, invece, dimostrò che regimi alimentari ricchi di olio di palma potevano essere connessi ad un incremento (seppure minimo) di morti da infarto.

Tuttavia, questi incrementi sono esigui; nei paesi in via di sviluppo (e quindi non l’Italia), per ogni kg di olio di palma in più nella dieta a livello annuale, si parla di 68 morti in più per 100.000 individui.

Cosa significa questo dato? Significa che tra 100.000 persone che mangiano più olio di palma, e 100.000 che ne consumano meno, le morti per infarto aumentano di 68 unità.

Nei paesi industrializzati (dei quali fa parte l’Italia), l’incremento è stato minore, con un aumento di 19 decessi per 100.000 individui.

Le conclusioni ufficiali di questo studio, tuttavia, hanno linkato il consumo di olio di palma ad un incremento di morte per ischemia cardiaca (infarto) nei paesi in via di sviluppo (ma l’evidenza è stata minima nei paesi occidentali, tra cui l’italia).

L’olio di palma aumenta i livelli di colesterolo

L’olio palmitico è presente nell’olio di palma in grandi quantità (44%), e un consumo eccessivo di olio palmitico aumenta il livello di colesterolo nel sangue e può contribuire alle malattie cardiache. (World Health Organization).

Olio di palma e cancro

Non esistono studi attendibili che collegano l’olio di palma al rischio aumentato di cancro. E’ una bufala messa in giro da qualche disinformato. Addirittura, sembra che due ingredienti contenuti nell’olio di palma (tocotrienolo e beta carotene) aiutino a prevenire il cancro.

Confronto con altri grassi utilizzati dall’industria alimentare

L’industria alimentare, o chiunque si metta in cucina per confezionare determinati dolci (già, anche vostra nonna) ha sostanzialmente 4 principali alternative sui grassi da utilizzare in certe preparazioni o creme: olio di palma, olio di cocco, margarina (acidi trans-insaturi), e grassi animali (burro).

Da quanto possiamo evincere consultando la letteratura scientifica, ognuno di questi grassi è potenzialmente in grado di aumentare il rischio di malattie cardiache, aumentando il colesterolo nel sangue e quindi l’aterosclerosi (in parole povere, il colesterolo si deposita nelle arterie occludendole, e il sangue fluisce con difficoltà).

L’olio di palma, tuttavia, sembra essere uno dei meno dannosi tra questi grassi: alcuni studi hanno dimostrato che il consumo di olio di palma riduce il livello di colesterolo rispetto a grassi saturi come olio di cocco e grassi animali (burro).

Più difficoltoso è il confronto con la margarina ed i grassi trans-insaturi (notoriamente dannosi): uno studio del 2006 (National Institute of Health) affermava che l’olio di palma non fosse sicuro come sostituto della margarina; tuttavia uno studio del 2010 (American College of Nutrition) suggerisce praticamente il contrario e accetta l’olio di palma come sostituto dei grassi vegetali idrogenati (trans).

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Un panetto di olio di palma. Come si può notare, è molto simile al burro.

Deforestazione e impatto ambientale

Le coltivazioni di olio di palma hanno danneggiato gli habitat dell’orangutan e della tigre di Sumatra: grandi aree di foresta sono state smantellate, nel Sud Est Asiatico, per lasciare posto alle piantagioni. Tuttavia, le altre coltivazioni sono forse ancora meno sostenibili: per esempio e’ stato calcolato che un ettaro di palme produce 7 volte l’olio che produce un ettaro di girasoli e 5 volte quello di uno di arachidi. Se pensassimo inoltre di sostituire la produzione di olio di palma con quella di burro (che è il suo sostituto ideale), si tradurrebbe in un incubo ecologico sicuramente peggiore. Alcuni studi hanno inoltre dimostrato come le piantagioni di palme abbiano un ruolo nello smaltimento della CO2 atmosferica (la convertono in ossigeno).

Rimane il fatto che paesi come Malesia e Indonesia stanno distruggendo le giungle per fare posto al business dell’olio di palma, bruciando ettari di giungla da utilizzare per le coltivazioni. I principali importatori occidentali hanno siglato un accordo che impedisce di utilizzare piantagioni cresciute dagli incendi. Altri olii sarebbero probabilmente meno sostenibili, ma ci sono due considerazioni da fare: l’olio di palma viene prodotto in paesi che purtroppo non hanno a cuore il loro habitat e dove l’opinione pubblica è meno sensibile all’ecocidio che stanno commettendo. Seconda considerazione: non è tanto il tipo di olio prodotto, quanto la domanda mondiale di questi grassi saturi ad essere preoccupante e sbagliata. La produzione di dolci nel mondo è legata all’utilizzo di questo prodotto e la domanda mondiale di questo cibo spazzatura aumenta. Acquistare prodotti più sani è il miglior modo per salvaguardare salute e ambiente.

Conclusione

Non è vero che la torta della nonna con il burro faccia bene, e la merendina del supermercato con l’olio di palma faccia male.

In grandi quantità fanno male entrambi, e il burro può essere addirittura più dannoso per la salute, secondo quanto suggerito da alcuni studi.

Il consiglio è banalmente di attenersi ad un consumo ragionevole di prodotti che contengono l’olio di palma, ricordandosi che si tratta di un grasso saturo che può avere effetti avversi, per la salute e anche per l’ambiente.

Studi:  https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3271960/

http://jn.nutrition.org/content/135/11/2674.abstract

http://www.freezepage.com/1348239076FHWAJDADVT

http://ajcn.nutrition.org/content/53/4/1015S.abstract

https://en.wikipedia.org/wiki/Palm_oil

Links utili: http://www.wwf.it/news/?11160%2FOlio-di-palma-il-grasso-tropicale-che-dimagrisce-le-foreste