Anna Bagenholm, la donna caduta in un fiume ghiacciato che si rianimò dopo arresto cardiaco e respiratorio

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Nel Maggio del 1999, la radiologa di 29 anni Anna Bagenholm e due colleghi medici si recarono a sciare nei monti Kjolen in Norvegia.

Scivolando lungo un pendio, Anna cadde inavvertitamente in un torrente ghiacciato, incastrandosi tra le rocce. Fortunatamente, fu in grado di respirare per un po’ grazie ad una riserva d’aria, ma dopo 40 minuti smise di muoversi.

Quando il team di soccorso arrivò, Anna era stata nel ghiaccio per 80 minuti. Il suo cuore non batteva e la respirazione era assente: all’apparenza, era clinicamente morta.

Ma i suoi amici (che oltretutto erano medici) non si diedero per vinti e cominciarono immediatamente il massaggio cardiaco sul corpo di Anna; quando la cardiologa raggiunse l’ospedale di Tromso, era in condizione di arresto cardiaco e polmonare da 2 ore, e la sua temperatura corporea misurava 13.7 °C: una condizione normalmente incompatibile con la vita.

“Le sue pupille erano completamente dilatate, il colorito era pallido e il corpo freddo come il ghiaccio. Sembrava inequivocabilmente morta.” riferì il medico Mads Gilbert alla CNN.

“L’elettrocardiogramma effettuato sull’elicottero era completamente piatto; la ragazza non dava letteralmente alcun segno di vita.”

Prisma: Paluu kuolleista TV1 maanantai 20.02.2012 Norjalainen Anna Bågenholm (kuvassa) putosi hiihtoretkellä jäihin ja sairaalaan tuotaessa hänen sydämensä oli pysähtynyt ja ruumiinlämpönsä vain 13,74 astetta. Kuinka hänet silti onnistuttiin pelastamaan? T:BBC. YLE Kuvapalvelu
Una foto di Anna Bagenholm.

Tuttavia GIlbert prese l’importante decisione di non dichiarare morta la paziente finchè il suo corpo non si fosse riscaldato; la sua speranza era che il grande freddo avesse protetto il cervello dai danni, rallentandone il funzionamento.

Quando il nostro corpo ha una temperatura normale (36.5 °C) il cervello può resistere soltanto 20 minuti senza ossigeno, prima che vi sia danno permanente. Ma a temperature minori, il metabolismo del nostro corpo rallenta per tenerci in vita, e il cervello può sopravvivere con molto meno ossigeno.

Sulla base di queste speranze, il team di medici connesse Anna ad una macchina cuore-polmoni, e  a riscaldare il suo sangue grazie ad una circolazione extracorporea, ripompandolo poi nel suo sistema circolatorio.

Il primo battito cardiaco di Anna avvenne alle 22:15, dopo 3 ore di completo arresto cardiaco.

Dopo circa 9 ore di rianimazione la ragazza fu dichiarata in via di miglioramento, con la funzione cardiaca ormai stabile.  Tuttavia riaprì gli occhi soltanto dopo 10 giorni di stato di coma, paralizzata dal collo in giù.

La prima reazione di Anna fu arrabbiarsi con i colleghi per averla salvata, poiché temeva di rimanere paralizzata per il resto della sua vita. Tuttavia, dopo circa 1 anno Anna si riprese dalla paralisi causata dai danni ai nervi.

“Mi arrabbiai molto quando scoprì di essere stata salvata. Temevo una vita di immobilità, senza dignità. Oggi, chiedo scusa ai miei colleghi.” riferì Anna ai giornali.

Il caso di Anna è considerato di estremo interesse (fu pubblicato su The Lancet), e cambiò il modo in cui i medici approcciano i casi di ipotermia.

Nel suo caso, il metabolismo rallentò fino al 10% del normale, permettendole di sopravvivere con una quantità di ossigeno davvero minima.

http://www.sciencealert.com/this-woman-survived-the-lowest-body-temperature-ever-recorded

 

http://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(00)01021-7/fulltext


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