Una centrale a carbone produce più radiazioni di una centrale nucleare, in un raggio di circa 1 km

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Siamo abituati ad identificare le radiazioni con le centrali nucleari e i loro rifiuti tossici, spesso dipinti come una melma fosforescente verde elettrico, un po’ come si può vedere nei Simpsons.

Una centrale a carbone, al contrario, è collegata nell’immaginario collettivo ad incidenti in miniera, produzione di gas serra o alla pioggia acida. Ma di certo non dovrebbe produrre radiazioni potenzialmente dannose per la salute giusto?

Sbagliato, invece! Infatti, negli ultimi decenni, una serie di studi ha dimostrato come le ceneri volatili prodotte dalle centrali a carbone diffondano nell’ambiente una dose di radiazioni 100 volte superiore a quella prodotta da una centrale nucleare che produce la stessa energia.

Il problema è il contenuto di uranio e torio, entrambi elementi radioattivi che possiamo trovare nel carbone. Normalmente, questi elementi sono presenti soltanto in tracce, ma quando il carbone viene trasformato in cenere, uranio e torio si concentrano anche di 10 volte.

Questa cenere radioattiva si diffonde poi nel terreno e nelle acque nei paraggi di una centrale a carbone, e le persone che vivono in un raggio di 1 km dalla centrale potranno quindi essere esposte ad un minimo quantitativo di radiazioni.

I prodotti di scarto del carbone vengono anche stipati in aree come le miniere abbandonate o discariche dedicate, costituendo un rischio per chi vive nei dintorni.

In uno studio del 1978 i dati mostrarono che le persone che abitavano vicino ad una centrale a carbone potevano essere esposte fino a 18 millirem all’anno, al contrario chi abitava vicino ad una centrale nucleare era esposto al massimo a 3-6 millirem.

Ma come è possibile quindi che questi stabilimenti siano a norma di legge, essendo che producono questi livelli di radiazioni?

Il trucco sta nel fatto che stiamo parlando di quantità di radiazione infinitesimali, che è davvero molto improbabile che costituiscano una minaccia per la salute. E’ più dannosa una radiografia: una radiografia pelvica ci espone a 70 millirem in una volta sola, contro i circa 15 annui della centrale a carbone.

Le probabilità che la nostra salute venga compromessa da questi livelli sono molto basse: “Si parla di 1 chance su 1 miliardo per le centrali nucleari, e 1 in 10-100 milioni per le centrali a carbone” afferma Dana Christensen, ingegnere energetico all’ORNL (Oak Ridge National Laboratory) negli USA.

In ogni caso, da quanto emerge da questo studio, le centrali a carbone restano sempre un pelo più dannose rispetto a quelle nucleari (nonostante la minima probabilità di danni).

Le uniche persone per le quali il carbone potrebbe rappresentare un vero pericolo sono i minatori, che oltretutto lavorando nei giacimenti possono venire a contatto con fuoriuscite di radon (gas radioattivo).

Negli USA, allo stato attuale ancora metà dell’energia prodotta proviene da centrali a carbone, e in Cina una nuova centrale viene aperta ogni 10 giorni: questo è un dato preoccupante, poiché le centrali a carbone producono inoltre più CO2 e gas serra di una centrale nucleare.

Alla luce di queste considerazioni, il nucleare ha guadagnato seguaci: la Cina ha intenzione di aumentare di 4 volte l’energia prodotta dal nucleare entro il 2020, portandola a 40.000 megawatts, e gli USA potrebbero aprire fino a 30 nuovi reattori nei prossimi decenni.

http://www.scientificamerican.com/article/coal-ash-is-more-radioactive-than-nuclear-waste/?yup#

http://www.nrc.gov/about-nrc/radiation/around-us/doses-daily-lives.html

 

 


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